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Crans-Montana: il ruolo dello psicologo dell’emergenza nei contesti ad alto impatto emotivo

Crans-Montana: il ruolo dello psicologo dell’emergenza nei contesti ad alto impatto emotivo
La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, ha profondamente colpito e segnato le famiglie delle vittime, i sopravvissuti tuttora ricoverati per gravi ustioni e le comunità di appartenenza delle persone coinvolte. Un evento improvviso e violento che ha generato dolore, sgomento e un forte senso di disorientamento non solo in chi lo ha vissuto direttamente, ma anche in chi ne ha appreso la notizia.
 
Accanto all’intervento delle Forze dell’Ordine, dei medici e delle autorità, in situazioni di questo tipo opera anche una figura professionale specificamente formata: lo psicologo dell’emergenza, per prendersi cura dell’impatto psicologico immediato e contribuire a prevenire lo sviluppo di conseguenze traumatiche, sostenendo persone, famiglie, soccorritori e comunità.
 
Chi è lo psicologo dell’emergenza e come opera
Lo psicologo dell’emergenza è un professionista con una formazione specifica per operare in situazioni di crisi, come disastri naturali, incidenti gravi, incendi, eventi terroristici,
epidemie o conflitti. Lavora in rete con Protezione Civile, servizi sanitari e altre figure professionali secondo protocolli condivisi a livello nazionale e internazionale ed è attivato nei contesti emergenziali attraverso le strutture competenti.
 
Il suo intervento consiste in un’azione di primo supporto psicologico, volta a:
  • offrire ascolto empatico e presenza;
  • contenere lo shock e il senso di caos;
  • aiutare le persone a comprendere e normalizzare le proprie reazioni emotive (paura, rabbia, senso di colpa, smarrimento);
  • favorire il recupero di un minimo senso di sicurezza e controllo;
  • sostenere le risorse individuali e collettive.
Eventi di questa portata possono generare situazioni ad alto impatto emotivo potenzialmente
traumatiche che possono interessare le persone coinvolte, i loro familiari, i soccorritori e l’intera comunità, rendendo fondamentale un intervento di supporto tempestivo.
 
Il contributo della psicologia dell’emergenza a Crans-Montana
A seguito del grave incendio, il Dipartimento della Protezione Civile ha attivato la SIPEM SoS Federazione (Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza Social Support), e Psicologi per i Popoli Federazione, le due organizzazioni che fanno parte del Sistema Nazionale di Protezione Civile e che riunisce psicologi formati nella gestione delle emergenze.
 
Gli interventi sono iniziati già dal 1° gennaio, in stretto coordinamento con le autorità svizzere, le istituzioni italiane, i servizi sanitari e i soccorritori locali. Le équipe hanno operato per:
  • sostenere le famiglie dei dispersi e delle persone coinvolte nelle ore più drammatiche dell’attesa;
  • affiancare le autorità nella comunicazione delle notizie più difficili;
  • offrire supporto ai feriti, ai superstiti e ai testimoni dell’evento;
  • tutelare il benessere psicologico dei soccorritori, prevenendo lo stress traumatico secondario (una forma di stress che può insorgere in seguito all’esposizione ripetuta a situazioni ad alto impatto emotivo).
Particolare attenzione è stata rivolta ai giovani coinvolti e alle loro famiglie, per accompagnarli nella gestione delle emozioni intense e nella comunicazione all’interno dei nuclei familiari.
 
Il primo supporto psicologico
Le psicologhe e gli psicologi dell’emergenza intervenuti sul posto hanno applicato il protocollo di Primo Supporto Psicologico (Psychological First Aid), riconosciuto a livello internazionale, che
si basa su un ascolto empatico e non intrusivo, su una presenza attenta e continuativa e su interventi mirati a ristabilire orientamento, stabilità emotiva e la connessione con le proprie risorse personali.

«Questo tipo di supporto è fondamentale anche per favorire, nelle fasi successive, l’elaborazione del lutto, la riduzione del rischio di disturbi post-traumatici e la ricostruzione del senso di appartenenza e di comunità», ha sottolineato Raffaela Paladini, psicologa, psicoterapeuta, esperta di Psicologia dell’Emergenza, psicotraumatologa, e Presidente onorario di Psicologi per i Popoli ER. «Per prestare soccorso in queste situazioni è molto importante formarsi, fare esperienze sul campo e affiliarsi a una Associazione riconosciuta per lavorare in équipe».
 
Il ruolo dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna
A fronte del crescente numero di situazioni emergenziali che richiedono interventi psicologici qualificati, nel febbraio 2021 l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Emilia-Romagna ha istituito un Gruppo di Lavoro in Psicologia dell’Emergenza, composto da professioniste e professionisti con competenze specifiche nel settore. L’obiettivo è promuovere formazione,
prevenzione e supporto psicosociale nei contesti di crisi, favorendo una risposta coordinata e tempestiva.
 
Parallelamente, l’Ordine ha attivato sul proprio sito una sezione dedicata alla Psicologia dell’Emergenza, pensata come spazio informativo a servizio della cittadinanza e come strumento di lavoro per il raccordo con altri professionisti e istituzioni coinvolte nella gestione delle emergenze.

Attualmente, in Regione Emilia-Romagna è inoltre attivo un tavolo di lavoro sulla Psicologia delle Emergenze, al quale partecipano anche rappresentanti dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, in un’ottica di collaborazione e integrazione tra i diversi attori del sistema.
 
Informare per prendersi cura
Raccontare e spiegare il ruolo dello psicologo dell’emergenza significa riconoscere che, accanto al soccorso sanitario e logistico, la cura della salute psicologica è una componente essenziale della
risposta alle emergenze.
 
«In eventi di forte impatto emotivo come quello di Crans-Montana, il supporto psicosociale rappresenta un presidio essenziale per accompagnare persone e comunità in un percorso di
elaborazione e ricostruzione. Questo avviene anche attraverso momenti di incontro e ritualità collettiva, che favoriscono la condivisione del vissuto, il riconoscimento della sofferenza reciproca e il rafforzamento del senso di comunità.
 
Intervenire precocemente consente di sostenere le persone nell’affrontare lo stress acuto che può emergere in questi momenti e accompagnare i delicati processi di adattamento alle nuove condizioni di vita, riducendo il rischio di esiti psicologici critici nel tempo. Allo stesso tempo, proprio nei contesti segnati da perdita e dolore profondo, emergono spesso risorse inattese: gesti di solidarietà, vicinanza e cura che testimoniano la capacità delle persone, delle famiglie e delle
comunità di restare unite, di dare valore al ricordo e di ritrovare, insieme, la forza per rialzarsi», ha sottolineato la Vicepresidente OPER, psicologa formata in psicologia dell’emergenza ed esperta in gestione delle crisi, Katuscia Giordano.
 
Per approfondire: https://www.ordinepsicologier.it/it/psicologo-emergenza-come-opera-e-cosa-fa

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